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MITICO YOGA: il mito di Chandra e delle sue 27 mogli

7 ago
Tempo di lettura: 4 min

Una Luna che smette di brillare. Una maledizione. Un dio che cerca aiuto.

Dietro il mito di Chandra si nasconde una domanda che riguarda tutti noi: cosa succede quando dedichiamo tutta la nostra energia a una sola parte della nostra vita?  

Perchè i miti non appartengono al passato. Continuano a raccontarci chi siamo, ogni volta che impariamo ad ascoltarli.



Ogni mese la Luna cresce, raggiunge il suo massimo splendore e poi lentamente torna a diminuire. È un ritmo così naturale che quasi non ci facciamo più caso.

Eppure, nella tradizione indiana, questo movimento non è soltanto un fenomeno astronomico.

È anche una storia.

Nella nuova Pillola di Mitico Yoga (puoi cliccare qui sopra per guardarla) racconto il mito di Chandra, il dio della Luna, e di come una maledizione si trasformi, grazie all'intervento di Shiva, nel ciclo armonioso delle fasi lunari.

Ma, come accade con tutti i miti, ciò che conta non è stabilire se sia accaduto davvero. Ciò che conta è ciò che continua a raccontare di noi.

Perché il vero protagonista di questa storia non è la Luna. È l'equilibrio.


Dove mettiamo il nostro fuoco?

Nel mito, Chandra si innamora perdutamente di una sola delle sue ventisette mogli e finisce per trascurare tutte le altre.

È facile pensare che il problema sia l'amore. In realtà il problema è un altro.

Quando tutta la nostra attenzione, tutta la nostra energia e tutto il nostro fuoco vengono rivolti in un'unica direzione, inevitabilmente qualcosa rimane senza nutrimento.

C'è chi vive solo per il lavoro, rimandando gli affetti, il riposo e perfino la salute.

C'è chi dedica ogni energia alla famiglia dimenticando completamente sé stesso.

Chi rincorre un progetto con entusiasmo e lascia lentamente appassire tutto il resto.

All'inizio sembra funzionare.

Poi iniziano ad arrivare piccoli segnali. Una stanchezza che non passa.

Un rapporto che si raffredda. La sensazione di non avere più tempo.

La perdita di entusiasmo. Proprio come nel mito, qualcosa smette di brillare.


Shiva non elimina il problema. Lo trasforma.

È questa la parte che preferisco del mito.

Shiva non cancella la maledizione. Non fa sparire ciò che è accaduto. Propone invece un nuovo modo di vivere.

Invita Chandra a distribuire la propria presenza, il proprio tempo e la propria attenzione fra tutte le sue mogli. Non gli chiede di amare meno.

Gli chiede di amare con maggiore equilibrio.

Così nasce il ritmo della Luna: non sempre piena, non sempre assente. Mai immobile.


Lo stesso principio raccontato con un altro linguaggio

Negli ultimi mesi mi capita sempre più spesso di fare una scoperta sorprendente.

Studio una disciplina orientale e ritrovo gli stessi principi che avevo incontrato nello yoga. Apro un testo della Medicina Tradizionale Cinese e sembra dialogare con un mito indiano. Cambiano i simboli. Cambiano le immagini.

Ma il linguaggio della natura è sempre lo stesso.

Nella Medicina Tradizionale Cinese la salute non coincide con l'assenza di malattia.

Coincide con il movimento armonioso del Qi, l'energia vitale che, secondo questa antica tradizione, anima il nostro corpo e sostiene tutte le sue funzioni.

Il Qi deve poter fluire. Non deve ristagnare sempre nello stesso punto, né impoverirsi altrove.

Quando l'energia si concentra eccessivamente in una sola direzione, il resto del sistema perde armonia. Ed è proprio in quello squilibrio che, nel tempo, possono comparire il disagio e la malattia.

È un principio che vale anche per la nostra vita.

Se mettiamo tutto il nostro fuoco, tutta la nostra attenzione e la nostra energia in un solo ambito, quel settore forse prospererà per un po', ma gli altri inizieranno lentamente a impoverirsi.

Proprio come accadeva alle ventisei mogli dimenticate da Chandra.


Yin e Yang: una danza,

non una battaglia

Anche il simbolo dello Yin e dello Yang racconta la stessa verità.

Spesso lo interpretiamo come la contrapposizione tra due forze opposte: luce e buio, attività e riposo, giorno e notte.

Ma se lo osserviamo bene, scopriamo che non esiste uno Yin assoluto né uno Yang assoluto. Nel cuore dello Yin c'è sempre un seme di Yang, rappresentato dal piccolo punto bianco. E nel cuore dello Yang c'è sempre un seme di Yin, il piccolo punto nero. Perché nella natura nulla è statico.

Tutto si trasforma continuamente nel suo opposto.

Il giorno contiene già la promessa della notte.

L'estate quella dell'autunno.

L'inspirazione prepara l'espirazione.

Ed è esattamente ciò che ci insegna anche la Luna.

Non rimane piena per sempre, né resta per sempre nascosta.

La sua forza non sta nel rimanere sempre uguale, ma nel sapersi trasformare senza perdere il proprio equilibrio.


Una domanda da portare sul tappetino

e nella vita

Ogni tanto vale la pena fermarsi e chiederci:

Dove sto mettendo tutta la mia luce?

C'è qualche parte della mia vita che sto nutrendo moltissimo?

E quale, invece, sto lasciando nell'ombra?

Il lavoro. Gli affetti. La pratica. Il corpo. Il riposo. La creatività. La spiritualità.

L'equilibrio non significa dare la stessa quantità di tempo a tutto.

Significa non lasciare nessuna parte della nostra vita senza nutrimento per troppo tempo.


La prossima volta che ti accorgerai di essere completamente assorbito da una sola parte della tua vita, fermati un momento.

Chiediti quale delle tue "ventisette mogli" stai trascurando.

Forse è proprio lì che la tua Luna sta chiedendo di tornare a brillare.


 
 
 

1 commento


Bravissima, fiero di te! 🤩

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